Libano: La crisi in corso e la realtà dello sfollamento
A mesi di distanza dall'escalation del conflitto del marzo 2026 — che ha costretto migliaia di persone a fuggire dalle proprie case in tutto il Libano, in particolare nel sud del Paese e nella Bekaa — l'impatto della crisi continua a segnare la vita di molte famiglie.
Sebbene la parziale fine delle ostilità abbia permesso a molti sfollati interni di fare ritorno ai propri villaggi e alle proprie case, per molti altri non è possibile. Le abitazioni sono state gravemente danneggiate o distrutte, i mezzi di sostentamento sono andati perduti e numerose famiglie si trovano ancora in rifugi temporanei, costrette ad affidarsi agli aiuti umanitari per soddisfare i bisogni primari.
Le difficoltà quotidiane di Lama e Rima
Lama e Rima sono due donne del Sud del Libano le cui storie riflettono la realtà vissuta da molte famiglie sfollate, impegnate a ricostruire la propria vita in un contesto di profonda incertezza.
Con l'intensificarsi del conflitto, cinque mesi fa Lama è fuggita dal villaggio di Srobbin insieme alla sua famiglia di otto persone per rifugiarsi a Beirut. Prima della crisi, la famiglia si manteneva lavorando la propria terra; oggi, invece, vive in un rifugio collettivo della capitale senza alcuna fonte di reddito. La loro casa è andata distrutta, lasciandoli senza un luogo in cui tornare. “Non abbiamo più un posto dove andare”, racconta Lama. Come molti altri sfollati, per sopravvivere dipendono interamente dagli aiuti umanitari e dalle donazioni della società civile.
Attraverso il progetto Safe Spaces, Safe Lives (AID 013508.01.9) — guidato dal CISP in partenariato con Ana Aqra Association e finanziato dall'Italia tramite l'AICS — la famiglia ha ricevuto dei kit igienici contenenti beni essenziali per mantenere condizioni di vita sicure e salubri nel rifugio. “Questi kit sono arrivati al momento giusto”, spiega. “L'acqua è scarsa e avevamo bisogno di questi prodotti per evitare problemi di salute legati alla scarsa igiene”.
Pur esprimendo grande gratitudine per l'assistenza ricevuta, Lama sottolinea che le necessità restano enormi.
Per Rima, fuggita da Tiro insieme alla sua famiglia allargata di dodici persone, le sfide dello sfollamento hanno assunto una forma diversa. Una volta arrivati a Beirut, le opportunità di lavoro si sono rivelate estremamente limitate. Tra tutti i membri del nucleo, al momento solo Rima è riuscita a trovare un modo per contribuire al fabbisogno quotidiano: lavora come volontaria nella cucina di un ristorante locale, ricevendo in cambio dei pasti per i suoi cari.
Anche Rima ha ricevuto un kit igienico tramite il progetto. Vivere in un rifugio condiviso richiede una pulizia costante per garantire un ambiente sano per tutti, rendendo i prodotti per l'igiene di base indispensabili. “Questi kit igienici sono importantissimi”, afferma. “Avere a disposizione strumenti per la pulizia e detersivi è fondamentale, soprattutto perché dobbiamo pulire ogni giorno lo spazio in cui alloggiamo”.
Per le famiglie sfollate, l'accesso ai prodotti per l'igiene va ben oltre la semplice pulizia: aiuta a ridurre i rischi sanitari, a proteggere i bambini e a restituire un senso di dignità durante un periodo di estrema incertezza.
Un'ancora di salvezza fondamentale per la ripresa e la resilienza
Mentre il Libano prosegue il suo lungo cammino verso la ripresa, l'assistenza umanitaria continua a rappresentare una risorsa indispensabile. Nell'ambito della risposta d'emergenza legata al progetto Safe Spaces, Safe Lives, il CISP – insieme ad Ana Aqra Association e con il sostegno dell'Italia – ha distribuito kit igienici a più di 200 famiglie sfollate durante una campagna svoltasi nell'ultima settimana di luglio 2026, aiutandole a proteggere la propria salute, a preservare la dignità e ad affrontare con maggiore resilienza le sfide dello sfollamento.
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